Chi Siamo

“Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” è un’espressione che per la prima volta fu usata da Giovanni XXIII nel suo messaggio radiofonico dell’11 settembre 1962, un mese avanti l’inizio del Vaticano II, per esprimere una delle due grandi novità che egli si aspettava dalla Chiesa rigenerata dal Concilio: che si presentasse certo, quale sempre deve essere, come la Chiesa di tutti, ma ora “particolarmente” si svelasse come la Chiesa dei poveri. La seconda novità fu annunciata nel discorso di inaugurazione del Concilio: la scelta della medicina della misericordia invece che delle armi della condanna. Il primo tema diede il nome all’assemblea nazionale con cui 50 anni dopo moltissimi gruppi ecclesiali, riviste, associazioni e singoli cristiani, vollero rivendicare l’attualità del Concilio. Il secondo tema doveva divenire poi il fulcro del pontificato di papa Francesco. La prima assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” si tenne a Roma il 15 settembre 2012 nell’anniversario del radiomessaggio di papa Giovanni. I partecipanti all’incontro decisero di non finirla lì, ma di mantenere la relazione tra di loro per continuare a fare memoria del Concilio e per concorrere alla sua ricezione nella Chiesa, anche nel quadro di un analogo percorso avviato da cristiani di tutto il mondo, che doveva concludersi poi nel dicembre 2015 con un incontro mondiale a Roma, a 50 anni dalla fine del Concilio.
Lo scopo per cui “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” voleva continuare il suo cammino era di tener vivo l’”aggiornamento” conciliare; nell’assemblea del 15 settembre fu espressa l’intenzione di inserirsi, come discepoli, nel grande fiume della Tradizione cristiana e della successione apostolica che, a partire dagli Apostoli, dagli “uomini della loro cerchia” e dalle discepole e dai discepoli che seguirono Gesù, è giunta fino a noi e deve essere ora trasmessa alle generazioni future, non senza un doloroso ripensamento delle distorsioni del messaggio evangelico che sono intervenute nel corso della storia. Come prima tappa di tale itinerario fu deciso di convocare una nuova assemblea nazionale per ricordare l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII nel cinquantesimo anniversario della sua pubblicazione, avvenuta nel giovedì di Pasqua del 1963.

Quell’enciclica, in cui culminò la prima sessione del Vaticano II, interpretò e dettò lo spirito del Concilio e ne anticipò le acquisizioni, ponendosi come canone interpretativo privilegiato per la sua comprensione ed attuazione. Le due successive stazioni di questo viaggio, ormai già investite dalla sorpresa di papa Francesco, furono l’assemblea del 17 maggio 2014 nell’anniversario della Lumen Gentium, “Dio, un nuovo annuncio?” e quella del 9 maggio 2015 nel cinquantenario della Gaudium et Spes e della fine del Concilio, “Gioia e speranze, misericordia e lotta”. Delle quattro assemblee si trova in questo sito una documentazione completa. Compiuto il tragitto del cinquantenario, si poteva anche considerare conclusa l’esperienza, che infatti ha subito una pausa, anche per quanto riguarda il sito. Ma la decisione è stata poi quella di riprendere e rilanciare l’iniziativa, aggiornando e animando il sito per farne, insieme alla rete di comunità locali e di gruppi, una specie di Sinodo aperto e permanente di discepoli e maestri, di teologi e teologhe, di donne e uomini in cammino.
Però abbiamo pensato che, acquisito il Concilio, questa ripresa andasse ulteriormente motivata; e la motivazione ci sembra essere quella di dar mano a un tempo nuovo che ora comincia, quando all’umanità giacente nel mondo globalizzato è offerto un nuovo annuncio di Dio e del suo vangelo, e viene proposta la scelta della misericordia come “prima verità della Chiesa” e come il volto stesso di Dio. La nostra ipotesi è che ci sia una decisione da prendere, un’ “elezione” da fare: come a Sichem e a Sicar fu chiesto alle tribù e ai popoli, ebrei e stranieri, di scegliere quale Dio adorare, così oggi un papato messianico propone all’umanità e alle Chiese di rinnovare quell’alleanza, scegliendo se servire il Dio del giudizio, quale è stato tramandato finora, o il Dio della misericordia, quale è annunciato da Gesù. Quanto a noi, scegliamo il Padre della misericordia. Non è una scelta senza conseguenze, se porta con sé che facciamo il patto di non ucciderci. E’ attraverso questo passaggio, alternativo al corso del mondo presente, che riteniamo possa avverarsi oggi la parola: “Ma viene un tempo ed è questo” (Giov. 4,13), ἀλλὰ ἔρχεται ὥρα καὶ νῦν ἐστιν.

Promotori e organizzatori:

Vittorio Bellavite,  Monica Cantiani, Emma Cavallaro, Giovanni Cereti,  Franco Ferrari, Valerio Gigante, Raniero La Valle, Serena Noceti, Enrico Peyretti, Renato Sacco, Rosa Siciliano, Rosanna Virgili.