A chiusura della campagna elettorale

PERCHÉ L’ABBIAMO FATTO

Vorremmo un’Europa che comprenda la Russia, e che ebrei e palestinesi siano proclamati dall’UNESCO come “patrimoni dell’umanità” da preservare per le generazioni future

Raniero La Valle

Pubblichiamo gli appunti preparati per il discorso conclusivo della campagna elettorale per le europee, tenuto poi il 7 giugno scorso nella piazza del Comune di Assisi.

Giunti al termine di questa campagna elettorale, dobbiamo dire per che cosa abbiamo combattuto, qual è il motivo profondo per cui Michele Santoro, tutti i nostri candidati ed io siamo scesi in campo, abbiamo sfidato il silenzio e la censura con cui si è cercato di isolarci. Lo abbiamo fatto per la pace, che è al disopra e prima di tutto, perché quali che siano le promesse che i partiti, anche di sinistra, possano fare, se la pace è perduta tutto il resto è perduto.

Ma ecco che ora ci accorgiamo che la vera posta in gioco, più ancora che la pace, è il secondo termine del nostro titolo, della nostra insegna, è la Terra. Perché la pace già ce l’hanno tolta, con le guerre atroci che già insanguinano l’Europa, la Palestina ed il mondo, ed ecco che ora ci dicono che vogliono distruggere la Terra, Perché che cos’è se non la minaccia di una totale distruzione della Terra il delirante discorso di Biden che insieme ai maggiori capi europei, a cominciare da Macron, ha annunciato per l’Europa una nuova Normandia? E questa volta non contro il nazismo che risorge, ma contro “il male” stesso, contro la tirannia, contro la brutalità schiacciante del pugno di ferro, che sarebbe la Russia. Ecco, per fortuna, trovato il nuovo nemico, non importa se per sconfiggere il nazismo i russi ci hanno messo 26 milioni e 600.00 morti, non importa se a liberare gli ebrei ancora vivi nel campo di Auschwitz non è stato il carro armato americano, come è raccontato nel bel film di Benigni, “La vita è bella”, ma sono stati i carri armati sovietici. Ci vuole un nemico altrettanto potente, se no come si domina il mondo, come si fabbricano nuove armi? Ed ecco, dice Biden, che se l’Ucraina sarà soggiogata tutta l’Europa sarà minacciata, mai la democrazia è stata così a rischio in tutto il mondo, adesso tocca a noi, alla nostra generazione salvare il mondo. come abbiamo fatto in queste spiagge consacrate e in tutti i cimiteri di cui poi è stata cosparsa l’Europa.

Questo progetto di una nuova devastante guerra in Europa vuol dire che siamo in mano a governanti non solo perversi, ma a governanti suicidi. È come se la Terra fosse diventata la nave dei folli, e a governarla fossero stati messi dei folli suicidi. Non solo il crepuscolare Biden, che interpreta un’America in declino, ma ancor più l’ineffabile Zelensky, questo vezzeggiato protagonista che vuole intestarsi la fine del mondo, e Netanyahu che col suo genocidio dei palestinesi sta distruggendo Israele, sta fomentando il ritorno dell’antisemitismo in tutto il mondo; sono questi al timone della nave dei folli.

Perciò noi lottiamo per la pace e difendiamo la Terra: la Terra che per i palestinesi vuol dire avere un luogo dove poter vivere, e non semplicemente essere soggiogati o morire, la Terra che per i naufraghi vuol dire che quando avvistano la costa e gridano Terra terra! come facevano i nostri emigranti che arrivavano in America, non gli si chiudono i porti in faccia e non li si lascia per mare come “carichi residuali”, la Terra che vuol dire la Terra di tutti che ci è stata data in consegna perché ne avessimo cura e che invece abbiamo preso come nostro possesso, oggetto di rapina e teatro di guerra, e che proprio ora, dopo 200.000 anni siamo a rischio di distruggere.

Allora torniamo a dire perché l’abbiamo fatto, di presentare questa lista. E lo vogliamo dire con verità, secondo la nuda verità, come si deve fare qui ad Assisi, dove san Francesco si è presentato nudo e senza difese, per affermare la nuda verità del Vangelo. Ebbene, l’abbiamo fatto non per contendere il potere a qualche altro partito, ma perché vogliamo la pace e salvare la Terra, questa Terra che amiamo, che non amano solo gli ambientalisti, ma tutti gli uomini, questa “bella d’erbe famiglia e d’animali”, come la chiama Ugo Foscolo, ahimè nei “Sepolcri”. L’abbiamo fatto perché abbiamo creduto che questa fosse l’ultima frontiera della nostra dignità, della dignità di un mondo che sia ancora umano. Questa è la nuda verità.

E permettete anche a me di dire perché l’ho fatto, con Michele Santoro e tutti gli altri amici; e lo voglio dire non appellandomi ad alti ideali, rischiando la retorica, ma  rischiando piuttosto l’accusa di egoismo.

L’ho fatto perché non voglio sentire di nuovo il rombo delle città bombardate, come l’ho sentito da bambino, a Napoli ed a Roma, dove le bombe colpirono San Lorenzo, e uccisero Virginio Gayda, il direttore del Giornale d’Italia, a pochi passi da casa mia, e la mia sorellina, andata ad attingere l’acqua che mancava, rischiò di perdere la vista.

L’ho fatto perché non voglio più trovarmi in mezzo alle retate dei fascisti, che mi ignorarono perché ero troppo piccolo, né voglio più vedere stragi come quella delle Fosse Ardeatine, dove da Regina Coeli fu portato e ucciso Genserico Fontana, un carabiniere passato alla Resistenza, che abitava nel mio palazzo, né come la strage di Casaglia a Monte Sole, dove ora non per caso è sepolto il monaco e maestro nostro Giuseppe Dossetti.

L’ho fatto perché non voglio perdere il grande regalo della Repubblica e della Costituzione, che ci hanno fatto i nostri padri, e che ad ogni passo ora si vuole  riformare e deformare.

L’ho fatto perché non voglio più trovarmi al di qua di una cortina di ferro e di sangue, che la NATO o l’esercito europeo dovrebbero presidiare fomentando sempre nuove guerre.

Non voglio più vedere i palestinesi scacciati e trucidati dai Paesi arabi prima ancora che da Israele, come nel settembre nero del 1970 in Giordania o come a Tall el Zaatar nel 1976 in Libano, ad opera delle milizie cristiane e maronite.

Non voglio qualche nuova Bagdad, come quella in cui andai con altri parlamentari nel 1991 per scongiurare Saddam Hussein di non sfidare l’America per non esporre il suo Paese alla potenza militare americana, di cui avevamo conosciuto l’impeto in Europa.

Non voglio un altro delitto come l’uccisione di Moro, per costringere l’Italia all’obbedienza nei confronti di poteri estranei che, come ha detto ieri Biden, hanno investito nelle loro alleanze e ne hanno creato di nuove non solo per altruismo ma anche nel proprio interesse, e noi abbiamo visto qual è l’interesse della NATO e delle sue basi sparse in tutta Europa.

Non voglio più vedere i migranti stipati nelle stive intossicate dei barconi, negati nella loro dignità di persone, e così stretti che le partorienti non possono nemmeno allargare le gambe per dare alla luce un figlio.

Non voglio più vedere gli studenti manganellati dalla polizia perché non vogliono vedere estirpato o ucciso o schiavo il popolo palestinese.

Non voglio più vedere un genocidio come quello della Shoà ieri, e come quello di Gaza oggi, che ci dilania nell’amore che nutriamo per il popolo ebreo, distrugge decenni di dialogo ebraico-cristiano, mette Israele contro Israele e ci spalanca scenari di crudeltà che mai avremmo immaginato: le incubatrici rovesciate, i medici uccisi, le donne sventrate, le case le chiese e le  moschee distrutte, e ciò perché non nascano altri terroristi, cioè altri palestinesi, e perché dei palestinesi così come dei Cananei o degli Amaleciti o dei Gebusei di ieri non rimanga traccia sulla faccia della terra, e soprattutto nella Terra promessa dal mare al Giordano. E vorremmo invece che Israele si rifacesse a un’altra tradizione, diversa da quella di Giosuè il conquistatore, la tradizione invece dei profeti della pace e dell’unità delle Genti, quella di Isaia, di Michea, di Gioele, di Geremia,  fino a Paolo di Tarso.

Per questo noi abbiamo proposto che ebrei e palestinesi siano proclamati a norma della Convenzione dell’UNESCO, come patrimoni dell’umanità, i cui valori e i cui doni che vengono dal passato devono essere tramessi alle generazioni future.

Per questo vorremmo un’Europa diversa: non più un’Europa stanca e invecchiata, come l’ha trovata papa Francesco, ma un’Europa che non è solo l’Europa geografica, e che come tale deve essere protesa a comprendere anche la Russia, dall’Atlantico agli Urali come la voleva il generale de Gaulle, l’affossatore della Comunità Europea di difesa. E non vogliamo neppure un’Europa che promulghi un’altra Schengen, che completi la legge della libera circolazione dei capitali con la legge della libera circolazione dei soldati, degli armati e dei veicoli di morte.  Vogliamo invece l’Europa come idea, l’idea Europa, come la chiama Erich Prziwara, il teologo che  papa Francesco ben conosce e ha raccomandato ai deputati europei, l’Europa come culla di civiltà, protesa a comprendere l’altra sponda del Mediterraneo, e a guardare verso l’Africa, l’Asia, e un mondo riconciliato, non più un campo di Marte, sede di una competizione strategica, come dice il Pentagono, ma luogo della dignità e della comunione di tutti i popoli.

Per questo noi lottiamo e votiamo.

Be the first to comment “PERCHÉ L’ABBIAMO FATTO”