Un programma elettorale

CHE COSA GIOVA ALLA PACE

28 Febbraio 2024 / Editore / Dicono i Fatti / 1 Comment

La prima parte del programma per le elezioni europee della lista “Pace Terra Dignità”

Pubblichiamo il testo della prima parte, dedicata alla pace, con cui si presenterà alle elezioni europee del giugno prossimo il nuovo movimento chiamato “Pace Terra Dignità”

 

PROGRAMMA ELETTORALE DI “PACE TERRA E DIGNITÀ”

Due popoli vittime, l’Europa in fiamme, il mondo in pericolo, l’impoverimento crescente, la Terra che trema, noi tutti senza pace. Con le elezioni europee, la salvezza può cominciare dall’Europa se riscopre se stessa e, a partire dalla riconciliazione tra la Russia, gli Stati Uniti e l’Occidente si rivolge al mondo per costruire la pace.

Pace

La Pace non sta da sola. Pace Terra e Dignità sono i tre beni comuni primari di una politica che restituisca innanzitutto ai giovani la speranza e la fiducia nel futuro, e possa promettere l’ancora inattuato “diritto al perseguimento della felicità”.

Tutti dicono di volere la pace nel mondo, ma questa non si può nemmeno pensare se prima non finiscono i massacri in Ucraina e in Medioriente, se non si pone fine alla “terza guerra mondiale a pezzi” che arriva fino al Pacifico. La Pace non solo è assenza di violenza delle armi e di pratiche di guerra, vuol dire non rapporti antagonistici né sfide militari o sanzioni genocide tra gli Stati, mettere la diplomazia al primo posto, implica prossimità e soccorso a tutti i popoli nei momenti di difficoltà.

Oggi risuona per l’Europa la domanda gridata da papa Francesco: “Dove vai Europa? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni?”. “L’anima europea è nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione”. Ma oggi essa è in pericolo perché ha tradito le ragioni per cui è nata.

Per adempiere al suo compito occorre che ripudi le armi come mezzo di offesa agli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali, che ottenga il cessate il fuoco in Ucraina, che intervenga con ininterrotta energia finché i popoli di Gaza e Palestina non siano restituiti a godere il valore della vita e una umana convivenza.

Noi consideriamo la guerra la manifestazione più estrema del potere patriarcale fondato sulla logica di potenza, sulla sopraffazione, sulla violenza. Le culture e le pratiche dei movimenti delle donne che vi si oppongono possono essere determinanti per costruire un mondo nuovo, pacifico e giusto, fondato sulla cura, sollecito delle differenze e avverso alle diseguaglianze.

Noi non consideriamo la politica, nemmeno le elezioni, come lo scontro tra Amico e Nemico. Per questo partecipiamo ad esse non per vincere seggi ma per sottrarre l’Europa alla guerra e invitare tutte le forze politiche a riconoscersi in ciò che è essenziale per tutti e ad esplorare le strade verso un altro mondo possibile.

Perciò chiediamo al Parlamento e alle Istituzioni europee che facciano queste scelte:

 

1) Riguardo alla pace in Europa, non confondere la solidarietà data all’aggredito col rifornirlo di armi ed aizzarlo allo scontro promettendogli impossibili vittorie, alimentando un conflitto infinito suscettibile di precipitare in una terza guerra mondiale, fino al ricorso alle armi nucleari e alla distruzione del genere umano e della natura. Occorre cessare l’invio di armi all’Ucraina e coadiuvarla in un negoziato che garantisca la reciproca sicurezza alle parti e risolva con procedure democratiche e di autodeterminazione il contrasto sulle terre contese.

 

2) Riguardo agli orrori di Gaza l’Europa confermi la condanna della strage del 7 ottobre e il diritto degli israeliani a vivere in pace e in sicurezza. Egualmente l’Europa denunci il massacro in corso di donne, bambini e civili, l’espulsione di milioni di persone dalle loro case, i territori occupati in dispregio delle delibere dell’ONU, la pulizia etnica, gli insediamenti illegali, il regime di apartheid e la soppressione dei diritti civili dei palestinesi; l’Europa si unisca alla Corte dell’Aja che nella causa intrapresa dal Sudafrica ha stabilito che “Israele, debba, in conformità ai suoi obblighi ai sensi della Convenzione sul genocidio, nei confronti dei palestinesi a Gaza, adottare tutte le misure a sua disposizione per impedire la commissione di tutti gli atti” da tale Convenzione sanzionati come genocidi, che “debba garantire con effetto immediato che le sue forze militari”  non ne commettano alcuno, e che debba  “prevenire e punire l’istigazione diretta e pubblica a commettere genocidio nei confronti dei membri del gruppo palestinese nella Striscia di Gaza”, adottando altresì “misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura di servizi di base e assistenza umanitaria urgentemente necessari per affrontare le avverse condizioni di vita dei palestinesi nella Striscia di Gaza”. Mentre ciò dovrebbe comportare il cessate il fuoco immediato, l’Europa, egualmente preoccupata per la sorte degli ostaggi rapiti, deve associarsi alla richiesta della Corte di un loro “immediato rilascio”, come anche dei prigionieri politici palestinesi, a cominciare da Marwan Barghuti. Vanno anche liberati tutti gli incarcerati, nelle prigioni dello Stato d’Israele, senza un capo d’accusa. L’Europa deve impegnarsi a farsi mediatrice e a promuovere la ricerca di una soluzione della questione palestinese, nonché la riedificazione di Gaza, il ritorno alle loro case distrutte dei suoi abitanti e un piano straordinario di aiuti umanitari e sanitari.

 

 

3) La soluzione dei “due popoli in due Stati” – prevista fin dall’origine, perseguita fino all’uccisione di Rabin, e ora respinta da Israele –  appare oggi più difficilmente praticabile per la colonizzazione e l’occupazione progressiva dei territori in cui i palestinesi devono poter tornare a vivere in pace. L’Europa dovrebbe, dunque, anche incoraggiare a esplorare la possibile convivenza tra i due popoli in un’unica terra, assicurando pieni diritti politici ai palestinesi – compreso il diritto al ritorno – e un ordinamento istituzionale comprensivo ed accogliente per ambedue i popoli. Una conferenza internazionale di pace sotto l’egida dell’ONU potrebbe favorire questo processo di pace e riconciliazione tra i due popoli come unica via di uscita da un conflitto che dura da decenni. Altrimenti sarebbe d’obbligo il riconoscimento dello Stato di Palestina nei territori occupati da cui attuare il ritiro. L’Europa per favorire questo processo, potrebbe aprire ai due popoli le porte dell’Unione.  E mentre è in corso una causa per genocidio, l’Europa dovrebbe proporre a tutti gli Stati l’identificazione della guerra stessa come genocidio e la sua inclusione nella normativa sul genocidio, fatto salvo il diritto di difesa.

 

4) L’Europa dovrebbe battersi per i diritti dei curdi e per la liberazione di Abdullah Ocalan e dei prigionieri politici in Turchia. È curda l’idea del confederalismo democratico, è stata curda la resistenza contro l’Isis, è curdo il progetto di pace per il Medio Oriente fondato, è lo slogan curdo lo slogan ‘Donna, Vita, Libertà’ che è stato adottato dai movimenti in Iran e in tutto il mondo.

 

5) L’Europa è una Unione di Stati ma non deve diventare un Super-Stato che intenda la sovranità come un potere supremo, sovrastante su ogni altro potere e culminante nel diritto di guerra. Di conseguenza è da escludere la costituzione di un Esercito Europeo. Al contrario l’Europa, federazione di Stati, dovrà aprire una fase nuova di cooperazione fra i popoli, operare per riprendere la strada dei trattati sul disarmo e la denuclearizzazione militare e civile, ridurre la spesa militare, promuovere il controllo pubblico della produzione e dello scambio delle armi, e stabilire la riconversione con finalità civili delle proprie industrie belliche. Pace vuol dire trattare per diminuire in Europa e in Italia la presenza di armi nucleari. Le risorse sottratte alle spese di guerra devono essere impiegate per ridurre il debito e le diseguaglianze, affrontare le grandi sfide delle pandemie, del clima e delle migrazioni e per fare in modo che ogni donna o uomo o bambino abbia cibo, acqua, medicine sufficienti e il diritto a un futuro migliore. Chiediamo che l’Italia ratifichi il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari.

 

6) Il compito dell’Europa passa attraverso il Mediterraneo, anche per lo sviluppo da dare ai rapporti col Medio Oriente e il mondo arabo-musulmano. Attraverso questo mare la vocazione dell’Europa si estende verso l’Africa e l’Asia, ed è una contraddizione da rimuovere l’aver fatto della Sardegna un poligono di tiro e della Sicilia una portaerei  che minaccia la guerra.

 

7) Noi vogliamo un’Europa che sia un insieme di comunità pacifiche e aperte al mondo, indipendente, amica ma non succube degli Stati Uniti e di alcun altra potenza, rispettosa delle diversità, protagonista in un mondo multipolare, non sottoposta al dominio di un sovrano assoluto che si arroghi la missione del guardiano universale.

Essa deve sottrarsi alla logica dei blocchi e del vassallaggio nei confronti del più forte, che sacrifica i propri agli interessi altrui. L’Europa deve collaborare con la Russia, con la Cina e i Paesi che compongono l’arcipelago dei Brics.

 

8) Il Vertice di Roma del novembre 1991 ha confermato, nonostante lo scioglimento del Patto di Varsavia, l’esistenza della Nato ma in natura esclusivamente difensiva: “nessuna delle sue armi sarà mai usata se non per autodifesa, né essa si considera avversario di alcuno”.

In contrasto con tale impegno l’Alleanza ha inteso sostituirsi all’ONU come titolare di un potere militare esteso a tutto il mondo, a cominciare dalla guerra jugoslava, ed estendendosi a Est

fino a minacciare i confini della Russia, ignorando la richiesta di sicurezza di quel Paese, dando così occasione all’intervento russo in Ucraina. In seguito a ciò, il trasformare l’inaccettabile invasione russa dell’Ucraina in un conflitto mondiale, abbandonare la strada della diplomazia, puntare alla disfatta dello Stato russo, ha determinato un prezzo insopportabile di vittime ucraine e russe, la distruzione di un intero Paese e il sacrificio delle speranze degli europei di ripresa economica dopo la pandemia. Occorre far tacere le armi, ritrovare la strada per il dialogo e il disarmo consensuale. Per   contro è inconcepibile l’iniziativa assunta da Giorgia Meloni, anche se intrapresa senza intenderne la portata, di un patto militare con l’Ucraina in piena  guerra con la Russia, fuori della stessa NATO, che ci mette obiettivamente in uno stato di conflitto con la Russia, di cui non siamo nemici, come se non bastasse la straziante esperienza fatta dall’Italia con il Corpo di Spedizione mandato a immolarsi nell’operazione Barbarossa del 1941 in Russia.  Riteniamo invece che con la fine della guerra si potrà di nuovo immaginare un’Europa che possa svolgere un ruolo autonomo di promozione della Pace e di un rapporto fraterno tra i popoli, insieme a un sollecito superamento delle contrapposizioni militari tra i blocchi e della stessa NATO. Obiettivo che sembrava possibile prima della guerra in Ucraina.

Chiediamo all’Unione Europea di far sospendere le minacciose esercitazioni militari “Steadfast Defender” programmate dalla NATO per i prossimi mesi e di respingere nella maniera più assoluta l’idea di proiettare l’Alleanza Atlantica verso l’indo-pacifico e il confronto armato con la Cina.

Riteniamo peraltro che occorrano garanzie reciproche di sicurezza per tutti gli Stati e consideriamo una minaccia alla Pace la pretesa di imporre con la forza i “nostri valori”, la “nostra idea” di libertà e di democrazia e la supremazia tecnologica e militare dell’Occidente.

L’Europa dovrà promuovere la cultura della pace nelle scuole e nelle università, sostenere il diritto alle obiezioni di coscienza e al rifiuto di combattere in tutto il mondo, creare un corpo civile di pace europeo,

 

9) L’Europa deve rifiutare il criterio delle relazioni internazionali come “competizione strategica” tra le grandi Potenze com’è concepita dagli Stati Uniti. Questa dottrina prevede comportamenti economici e militari che rendono probabile una terza guerra mondiale. È quanto si teme in relazione alla crisi del Mar Rosso, che si potrebbe trasformare in una pericolosa escalation che coinvolga il Libano la Siria e l’Iran, e in relazione alla controversia su Taiwan che può diventare devastante per Cina, India, Giappone e Australia. Siamo oggi in un mondo multi-polare e l’Europa, non avendo interesse a creare un muro tra Occidente e Oriente, deve operare per la coesistenza pacifica fra tutti gli Stati e ascoltare le diverse voci del nuovo mondo.

 

10) Il Parlamento Europeo deve avere l’iniziativa legislativa e deve partecipare al processo decisionale nell’ambito della politica estera e della sicurezza comune. Nel quadro di un progressivo risanamento delle relazioni internazionali, occorre ridare efficacia di intervento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel suo ruolo di difesa della pace, mediante la revisione del diritto di veto, lo sviluppo delle procedure democratiche e l’ingresso tra i Membri Permanenti di altri grandi Paesi come il Brasile, l’India e il Sud Africa.

 

11) In prospettiva più generale l’Unione Europea deve promuovere una Costituzione Mondiale con la creazione di efficaci Istituzioni di garanzia per la pace e l’effettività dei diritti e dei valori riconosciuti come comuni all’intera umanità.

Comments

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  • Febbraio 29, 2024at12:53 PM

    Mi pare un’ottima partenza, spero sia affrontata con analoga propositiva articolazione la questione del modello economico capitalista d’impianto neoliberista, perchè strettamente connesso a guerra e spese militari, a partire, per esempio, dalla ridefinizione di FMI e BM, da regole per i capitali transnazionali, da tassazione e bilancio pubblico europeo, dal riequilibrio continentale del rapporto capitale lavoro…
    grazie

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