Come spiegare l’eucarestia ai bambini

Il pane e il vino non assumono una nuova sostanza, ma un nuovo significato e un nuovo fine

Enrico Peyretti

Sono venuto a sapere che un bambino che farà (gli fanno fare) la prima comunione, obietta: “Ma come, nell’ostia c’è un pezzetto del corpo di Gesù? Non è possibile! E poi, ci dicono che la donna è nata dalla costola di Adamo, ma io ho studiato l’evoluzione, e non è affatto così!”.

C’è chi gli dice che bisogna credere, e basta. Ma non si può far tacere la domanda del bimbo.

Poiché ho appena letto i due articoli di Alberto Maggi e Carlo Molari, sotto il titolo Farsi pane. Evento e significato, (in Rocca, 1 maggio 2017, pp. 46-50), ho provato a farne una sintesi, che certo per un bambino è ancora un po’ difficile. Ma chissà: quel bimbo sembra sveglio.

Facendo la comunione non siamo cannibali e vampiri!.… Non mangiamo la carne fisica di Gesù e non beviamo fisicamente il suo sangue.

Il pane che Gesù dava agli apostoli, e che dà a noi, è vero pane. Esso vale di più del pane comune perché significa e rappresenta tutta la vita (cioè: il suo “corpo”) che Gesù ha impegnato e donato per noi, fino al coraggio di affrontare il supplizio della croce, per amore nostro e fedeltà alla promessa di vita che ci ha fatto.

Il vino è “sangue” non nel senso biologico e materiale: è impossibile, perché per gli ebrei il sangue significava la vita, perciò era loro vietato bere il sangue degli animali macellati, e tanto più quello umano!… Ha spiegato papa Paolo VI che presenza “reale” nell’eucarestia non è presenza locale, materiale, ma “sacramentale”, cioè tramite simboli. Come l’acqua del battesimo non è per lavarsi, e l’olio della cresima non è per ungersi, ma “significano e operano” di più, sono simboli dell’azione di Dio in noi, così il vino dell’eucarestia è simbolo della vita (sangue) spesa da Gesù per noi.

Noi non mangiamo Gesù (non siamo cannibali!…) e non beviamo il suo sangue (non siamo vampiri!…), ma riceviamo nel segno del pane la sua vita che nutre la nostra vita, e nel segno del vino il suo amore totale che disseta la nostra sete di amore e stringe l’alleanza eterna di Dio con l’umanità.

Che cosa è la presenza reale? Non sono esatte le formule che parlano di Gesù “dentro” l’ostia, o che immaginano una sua presenza in miniatura.  Si parlava di “transustanziazione”, ma oggi il termine “sostanza” è riferito solo all’aspetto chimico-fisico, che non cambia, e perciò è più giusto dire che  il pane e il vino hanno un nuovo significato e un nuovo fine (transignificazione e transfinalizzazione).

Gesù è davvero presente nella celebrazione eucaristica, nella messa cattolica, nella santa cena protestante: anzitutto è presente nell’assemblea dei credenti, riuniti nel suo nome, perché ha detto:  “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,20). Poi è presente nella sua Parola, trasmessa nelle generazioni fedeli, quindi è presente nello Spirito santo che Gesù effonde nell’intimo dei discepoli, e infine è presente anche nella condivisione del pane e del vino, cibo e gioia sensibili, simboli speciali, forti ed efficaci della sua vita personale reale, vissuta e donata per tutti, che nutre e allieta la nostra vita, nel segno del banchetto, cioè della vita insieme del Padre con noi e noi con lui.

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  • Luglio 04, 2020at10:49 AM

    Grazie per tutto, io QUEST’ anno faccio la prima COMUNIONE(EUCARISTIA) peró con questa emergenza non ho potuto sevuire le lezioni CATECHISTiche. PERÒ con voi mi sono arricchita molto e spero che quando inizieró di nuovo il catechismo sarò già abbastanza pronta

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