DOPO 46.645 UCCISI E 110.000 FERITI
I bombardamenti hanno prodotto in 15 mesi 40 milioni di tonnellate di detriti, distruggendo il 70% di case
Cosimo Caridi
Se una flotta di 100 tir iniziasse oggi, dovrebbe lavorare senza sosta fino al 2040 per rimuovere tutte le macerie da Gaza. I bombardamenti e le demolizioni effettuati dall’Idf in questi 15 mesi hanno prodotto 40 milioni di tonnellate di detriti, distruggendo o danneggiando il 69% degli edifici della Striscia.
Al termine della Seconda guerra mondiale, a Berlino il 30% dei fabbricati risultava distrutto. Secondo le stime delle Nazioni Unite, a Gaza si contano 800 mila tonnellate di macerie contenenti amianto e 7.500 tonnellate di ordigni inesplosi.
LA POPOLAZIONE
La popolazione di Gaza è diminuita del 6% dall’inizio della guerra. Sono state uccise 46.645 persone, mentre almeno altri 11 mila risultano dispersi. Circa 100 mila gazawi hanno lasciato la Striscia e i feriti superano i 110 mila. La popolazione sopravvissuta è composta per il 47% da minori di 18 anni.
Un gazawi su cinque affronta livelli catastrofici di insicurezza alimentare. Gli sfollati interni sono 1,9 milioni sui 2,1 milioni di abitanti presenti a Gaza prima dello scoppio della guerra.
Su questi numeri, rilasciati dall’ufficio centrale di statistica palestinese, persiste una forte polemica da parte del governo israeliano, che li considera gonfiati. Tuttavia, per tutte le recenti azioni militari di Israele nella Striscia, i dati forniti dalle autorità palestinesi sono considerati fino a tre fonti non solo dalle Nazioni Unite, ma anche dal Ministero della Difesa di Tel Aviv, con un margine di errore del 5-7%.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) aggiorna quotidianamente i dati sulle condizioni nella Striscia, suddivise per zone di maggiore distruzione. L’88% delle scuole è inutilizzabile e 660 mila studenti non hanno accesso all’educazione formale. Non esiste più alcuna offerta formativa per gli studenti universitari.
Metà degli ospedali della Striscia ha cessato di operare; dei 18 ancora attivi, tutti hanno subito danni strutturali gravi. Il 96% dei bambini sotto i due anni e le loro madri non ha accesso ai nutrienti necessari.
L’economia della Striscia è completamente paralizzata: otto attività commerciali su dieci sono chiuse. Circa il 70% dei terreni agricoli è inutilizzabile; in molti casi, la mancanza di spazio ha costretto gli sfollati a creare insediamenti di tende, privi di infrastrutture, sui campi coltivabili.
Il bestiame della Striscia si è ridotto a un ventesimo rispetto a ottobre.
Il corridoio di Netzarim, situato nella parte centrale della Striscia, è utilizzato dall’IDF per dividere in due Gaza. Qui Israele ha reso impraticabile il 90% delle strade per i veicoli. Situazione analoga si registra nelle aree prossime al confine, sia a nord sia a sud, lungo il corridoio di Filadelfia che collega la Striscia con l’Egitto. Dopo essere stata colta di sorpresa il 7 ottobre 2023, l’intelligence israeliana ha deciso di estendere di alcuni chilometri la zona cuscinetto attorno alle aree di confine, rendendo impraticabili le strade e demolendo tutti gli edifici.
Ad aprile 2024, la Banca Mondiale ha stimato i costi iniziali della ricostruzione in 18 miliardi di euro. Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha recentemente calcolato che la ricostruzione potrebbe richiedere fino al 2040, con un costo complessivo che potrebbe raggiungere i 40 miliardi di dollari. Senza che a oggi sia chiaro chi dovrebbe essere a intestarsi l’onere delle spese di ricostruzione.
Da Il Fatto Quotidiano del 16/01/2025