La questione palestinese

ISRAELE, STATI UNITI, HEZBOLLAH, IRAN: QUANTI ERRORI PER UNA GUERRA INFINITA

11 Ottobre 2024 / Editore / Dicono i Fatti / 0 Comment

Israele può vincere ogni battaglia contro i palestinesi per generazioni a venire, ma non vincerà mai nessuna guerra che li sottometta per sempre. Gli uni e gli altri dovrebbero riconoscere l’inevitabilità della coesistenza

Di Alon Ben-Meir

L’anno trascorso dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 con la rappresaglia di Israele che ne è seguita ha dimostrato ancora una volta che nessuna delle due parti ha imparato nulla da decenni di orribile violenza, mentre esse continuano a fraintendere le intenzioni e decisioni reciproche.

Le relazioni israelo-palestinesi hanno raggiunto ora il  punto più basso. Mai dalla fondazione di Israele nel 1948 esse erano  arrivate a questo spargimento di sangue nel tentativo della completa distruzione l’uno dell’altro.

Sia Israele che Hamas hanno calcolato male le intenzioni dell’avversario di cui nel corso degli anni hanno deciso di liberarsi. I ripetuti scontri e le guerre nel corso dei decenni non hanno cambiato nulla, hanno solo avvelenato una generazione dopo l’altra e piantato i semi per il successivo ciclo di violenze, che ha portato all’orribile attacco del 7 ottobre.

Sebbene Hamas si aspettasse un’importante rappresaglia da parte di Israele, essa ha gravemente sbagliato i calcoli riguardo al punto cui Israele sarebbe arrivato, in risposta alla ferocia senza precedenti inflitta da Hamas alle comunità civili israeliane in un giorno sacro, che evocava i ricordi orribili dell’Olocausto. Oltrepassare questa linea rossa ha infranto ogni freno alla distruzione di Hamas da parte di Israele.

Israele ha sottovalutato la capacità offensiva di Hamas

Da parte sua, Israele ha sottovalutato la capacità di Hamas di condurre un simile assalto. Israele ha sottovalutato la resilienza e le capacità di combattimento di Hamas, qualcosa che il Primo Ministro Netanyahu avrebbe dovuto sapere avendo reso possibile ad Hamas di armarsi, di addestrare decine di migliaia di combattenti e di costruire centinaia di miglia di tunnel, lasciandole  il tempo di prepararsi a condurre un attacco così violento.

A sua volta Hezbollah ha calcolato male le intenzioni e la strategia di Israele. Sebbene subito dopo l’inizio della guerra di Israele contro Hamas, Hezbollah sia intervenuto in difesa di Hamas impegnando Israele in un violento confronto, esso ha valutato male l’approccio che meglio rispondesse alla strategia di Israele. Ha dato a Israele il tempo necessario per decimare le forze combattenti e le infrastrutture di Hamas, permettendogli così di rivolgere poi la sua attenzione a Hezbollah.

Infine, Hezbollah ha irrimediabilmente sottovalutato la potenza tecnologica e l’insuperabile capacità di intelligence di Israele, che gli hanno permesso di  “eliminare” la maggior parte dei suoi comandanti  di alto rango, tra cui il segretario generale di Hezbollah Nasrallah, e di paralizzare la capacità di combattimento dell’organizzazione, almeno in questa fase del conflitto.

L’Iran si è reso conto rapidamente che gli ingenti investimenti in Hamas e Hezbollah susseguitisi negli anni,non hanno prodotto i benefici che si aspettava. L’Iran ha anche amaramente realizzato che i suoi arsenali, fatti di missili balistici e droni, non sono all’altezza dei sistemi di difesa aerea di Israele e che i suoi sistemi di difesa aerea sono inefficaci di fronte alla superiorità dell’aeronautica militare israeliana e ai missili di precisione che possono penetrare il suo spazio aereo impunemente.

Gli errori di calcolo degli Stati Uniti

Anche gli Stati Uniti hanno scontato la loro quota di errori di calcolo. L’amministrazione Biden ha sostenuto fermamente Israele, ma non aveva una strategia su come porre fine al conflitto prima che travolgesse l’intera regione. Gli Stati Uniti hanno attuato il loro impegno a proteggere la sicurezza nazionale di Israele, ma hanno consentito a Israele, sia con le amministrazioni repubblicane che democratiche, di agire a suo arbitrio contro i palestinesi, ignorando il fatto che la vera sicurezza nazionale di Israele starebbe nella pace israelo-palestinese.

Ho fatto questa breve rassegna degli errori di calcolo commessi da tutte le parti, dirette e indirette, nel conflitto per dimostrare che, indipendentemente da come finirà questa guerra contro Hamas e Hezbollah, ben poco cambierà nella dinamica del conflitto israelo-palestinese a meno che entrambe le parti non accettino l’inevitabilità della coesistenza.

Mentre Hamas è ora militarmente paralizzata, essa rimane un’organizzazione vitale e si ricostituirà, semplicemente perché Israele non può sradicare un movimento nazionalista. Un numero crescente di palestinesi ha applaudito l’attacco di Hamas perché non vedeva altro modo per porre fine alle proprie sofferenze se non ribellandosi all’occupazione israeliana.

Una nuova generazione di palestinesi è ora pronta a continuare la lotta contro Israele e passerà il testimone alla generazione successiva finché i palestinesi non realizzeranno la propria aspirazione a ottenere uno Stato.

Israele può vincere ogni battaglia contro i palestinesi per generazioni a venire, ma non vincerà mai nessuna guerra che sottometta i palestinesi per sempre. I palestinesi sono lì per restare, e nessun potere o circostanza li farà andare via. Israele deve venire a patti con i diritti dei palestinesi. Se c’è una cosa che gli israeliani avrebbero dovuto imparare dagli ultimi 57 anni, è che l’occupazione non è e non sarà mai sostenibile.

Oltre sette milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania, a Gaza e in Israele, ossia un numero pressoché uguale a quello degli ebrei israeliani, non accetteranno mai di soggiacere agli occupanti, ridotti a uno status di seconda classe, non importa quanto dolorosa e quanto lunga sarà la lotta contro Israele.

Allo stesso modo, sebbene Hezbollah uscirà ferito e sconfitto dall’attuale violento confronto con Israele, anch’esso si riorganizzerà e si preparerà per il prossimo round di ostilità, finché non verrà trovata una soluzione al conflitto israelo-palestinese.

L’esperienza di Israele con Hezbollah negli ultimi due decenni offre una buona lezione a ogni israeliano: finché l’Iran considererà Hezbollah come la prima linea nella sua difesa contro gli attacchi israeliani e/o americani sul suo territorio, Teheran continuerà a finanziare e armare Hezbollah indipendentemente dall’entità delle sue perdite nel conflitto.

L’Iran dovrebbe accettare Israele come una realtà irrevocabile

Anche l’Iran si renderà conto, se non lo avesse già imparato, che la sua aspirazione a distruggere Israele non è altro che un pericoloso incubo. L’Iran deve riconciliarsi con l’irrevocabile realtà di Israele e comprendere che qualsiasi minaccia credibile all’esistenza di Israele equivale a un suicidio. L’Iran ha ora assistito a come se la sono cavata i due membri di spicco del suo “Asse della Resistenza”: Hamas è decimata e Hezbollah sta crollando sotto i suoi occhi.

Infine, è giunto il momento che gli Stati Uniti comprendano che, sebbene il loro ferreo impegno nei confronti della sicurezza israeliana sia necessario non solo per proteggere Israele ma anche per salvaguardare i propri interessi strategici nella regione, ora devono fermarsi, smettere di predicare la soluzione dei due Stati e iniziare ad agire di conseguenza.

Gli Stati Uniti dovrebbero subordinare il loro continuo sostegno politico, militare e finanziario a Israele al fatto che quest’ultimo si muova seriamente verso una soluzione.

In ultima analisi, l’impegno incondizionato degli USA per la sicurezza di Israele non ha prodotto la pace. Ha solo prolungato il conflitto israelo-palestinese, mentre Israele si è affidato al sostegno incondizionato dell’America, attraverso i quasi sei decenni di brutale occupazione.

La domanda è: Israele, i palestinesi e gli attori che li sostengono avranno imparato qualcosa dall’attacco di Hamas del 7 ottobre? Se non l’hanno fatto, l’orribile attacco di Hamas e la rappresaglia di Israele resteranno solo come un altro tragico capitolo negli oscuri e tristi annali del conflitto israelo-palestinese.

Alon Ben-Meir è un professore di relazioni internazionali al Center for Global Affairs della New York University (da Other News del 9 ottobre 2024)

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