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L’INCIDENTE VIGANÒ

1 Luglio 2024 / Editore / Dicono i Fatti / 0 Comment

Anche un vescovo che è stato Nunzio negli Stati Uniti può essere scismatico. Non gli è piaciuto il Vaticano II e tanto meno papa Bergoglio

Juan José Tamayo

Il Dicastero per la Dottrina della Fede, il “ministero” del Vaticano che deve vigilare sull’osservanza della dottrina cattolica, ha accusato l’arcivescovo ultraconservatore Carlo Maria Viganò, 83 anni, ex ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti dal 2011 al 2016, di scisma — cioè di aver di fatto abbandonato la Chiesa cattolica apostolica romana —, di aver «negato la legittimità di Papa Francesco» e di aver «rifiutato il Concilio Vaticano II». È stato lo stesso Viganò a rivelarlo sui social, spiegando di essere stato convocato dal Dicastero per «prendere nota delle accuse e delle prove circa il delitto di scisma di cui è stato accusato».

«Ripudio, respingo e condanno gli scandali, gli errori e le eresie di Jorge Mario Bergoglio, la cui gestione del potere è assolutamente tirannica», ha affermato l’arcivescovo Viganò in una lunga dichiarazione pubblicata online. «Considero un onore le accuse che mi sono state rivolte», ha aggiunto su X. Il Concilio Vaticano II (1962-65), considerato un importante adattamento della Chiesa al mondo moderno, secondo Viganò invece «rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la Chiesa sinodale bergogliana è la necessaria metastasi». Il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, con tutt’altri toni, ha detto invece che l’arcivescovo Viganò ha «assunto certi atteggiamenti di cui deve rispondere» e che il Vaticano gli sta dando la possibilità di difendersi». «Sono molto dispiaciuto. L’ho sempre apprezzato come un grande lavoratore, molto fedele alla Santa Sede. Non so cosa sia successo«, ha aggiunto il cardinale Parolin.

Racconta Gian Guido Vecchi:
Viganò, ex nunzio negli Usa, era diventato famoso e sostenuto nell’ala più radicale degli oppositori di Francesco quando, nell’agosto 2018 era arrivato a chiedere le dimissioni del Papa, accusandolo di aver coperto il cardinale americano Theodore McCarrick, abusatore di seminaristi. Il «dossier Viganò» non sta in piedi, come verrà dimostrato, ma viene sostenuto per qualche tempo dalla galassia tradizionalista e di estrema destra che ha il suo epicentro negli Stati Uniti. Nel frattempo, Viganò scompare dalla circolazione, si fa sentire solo attraverso comunicati in Rete, e imbocca una china che lo porta ad accusare Francesco di essere «dalla parte del Nemico», cioè Satana, e guidare con un «falso magistero» una Chiesa che vuole essere «braccio spirituale del Nuovo Ordine Mondiale e fautrice della Religione Universale» per rendere concreto «il piano della Massoneria e la preparazione dell’avvento dell’Anticristo».

Anche durante la pandemia sosterrà le idee dei complottisti no-vax e la teoria del «Great Reset» propagandata dal gruppo di estrema destra QAnon, la «psicopandemia» e la vaccinazione viste come tappe della «dittatura sanitaria» ordita dalla «élite» mondiale. Quando il Vaticano, a dicembre, ha permesso la benedizione delle coppie gay, ha attaccato «i falsi pastori, i servi di Satana, ad iniziare dall’usurpatore che siede sul Soglio di Pietro». Si è fatto pure «riconsacrare vescovo» da Richard Williamson, il lefebvriano che fece saltare la ricomposizione dello scisma offerta da Benedetto XVI perché saltò fuori che era un antisemita negazionista della Shoah e sosteneva pubblicamente che le camere a gas non fossero mai esistite.

Da ultimo, ha fondato l’associazione «Exsurge Domine» e si è insediato all’eremo della Palanzana, un monastero vicino a Viterbo, con l’obiettivo di farne un seminario tradizionalista chiamato «Collegium traditionis» per accogliere «chierici e religiosi fatti oggetto delle epurazioni bergogliane». È chiaro che la contestazione dello scisma fosse attesa.

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*Juan José Tamayo. Direttore della Cattedra di Teologia e Scienze delle Religioni “Ignacio Ellacuría, Università Carlos III di Madrid

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