Una lettera del Vescovo di Anversa

NON POSSO RESTARE IN SILENZIO

Agli amici di Israele: non si può abusare di temi biblici per legittimare azioni di morte. Vivo nella città fiamminga che conta la più grande comunità ebraica del paese. Devo parlare o tacere?

Johan Bonny

Penso raramente, anzi mai, a papa Pio XII (1876-1958). Salvo in questi ultimi giorni e settimane, dopo le violenze di Hamas del 7 ottobre e i bombardamenti a Gaza. Papa Pio XII sarebbe rimasto neutrale per troppo tempo, non avrebbe reagito abbastanza duramente contro la potente Germania.

Questo gli è valso il soprannome di “papa nazista” in certi ambienti.

Dove comincia e dove finisce il silenzio colpevole?
Dal passato al presente c’è solo un piccolo passo. Sul giornale di oggi ho letto che quattromila bambini sono già morti a Gaza, ossia circa quattrocento al giorno. “Gaza è diventata un cimitero per i bambini”, ha dichiarato il portavoce dell’Unicef, James Elder. “E per tutti è un inferno”.

L’Occidente reagisce nella confusione e nella contraddizione. Molti adottano una posizione “neutrale”. Intanto, le grandi potenze militari sostengono l’esercito israeliano. Perché “tutto è molto complesso!”. Oppure: “Dobbiamo sostenere una democrazia occidentale come Israele!”. Perché sono seduto qui, come vescovo, e sto zitto? Da chi e da che cosa devo trattenermi?

L’alibi ideale
Vivo nella città fiamminga che conta la più grande comunità ebraica del paese. Ho buone conoscenze nella comunità ebraica. Sono membro dell’Organo consultivo dei cristiani e degli ebrei del Belgio (OCJB). Devo parlare o tacere, e per chi? Chi sarà mio amico o mio nemico quando parlerò? Infatti è una storia complessa. Israele ha il diritto di esistere e di difendersi, nessuno lo mette in dubbio. Ma anche i Palestinesi hanno il diritto di esistere e di difendersi.

Purtroppo tutti gli sforzi miranti a giungere a una soluzione con due Stati sono stati sistematicamente e strategicamente boicottati, fino a che un’esplosione prevedibile fornisse l’alibi ideale.

L’esplosione è avvenuta. L’offensiva finale sembra essere iniziata. Nessuno crede ormai alla coesistenza pacifica nell’antico territorio sotto mandato della Palestina. I bambini devono morire. I giovani devono partire. Gli altri si radicalizzeranno (che altro potrebbero fare?). E dopo Gaza, seguirà la Cisgiordania. Dove sono i diritti umani e il diritto internazionale?

In quanto vescovo, voglio limitarmi al mio ambito, quello della fede. Cristiani ed ebrei condividono in gran parte gli stessi scritti sacri, i libri che chiamiamo Antico Testamento. Ma nella nostra interpretazione di questi scritti, non siamo in nessun caso sulla stessa linea dopo la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Questa differenza non riguarda aspetti accessori, ma il cuore del problema: il fatto che l’amore di Dio e la salvezza di Dio non sono più legati ad un paese, ad una razza o a una cultura specifica. Al cuore del cristianesimo si trova l’universalità della salvezza. Tutti i diritti e doveri associati alla fede cristiana hanno un significato universale. Trascendono ogni interesse privato, anche qualsiasi interesse religioso privato.

Religione, sangue e violenza
Di conseguenza, secondo l’opinione cristiana, non c’è alcuna parola di Dio nell’Antico Testamento che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, possa legittimare un recupero violento o un’espansione militare del cosiddetto “paese biblico”. Il Dio di Israele è il Padre di tutti i popoli, come dice la Genesi.

È esasperante constatare che alcuni dirigenti politici e militari israeliani abusino dei temi biblici per legittimare le loro azioni di morte. Nuocciono all’immagine della loro religione e di tutte le religioni del mondo. Pervertono il senso delle più belle espressioni bibliche come quelle della Elezione, della Alleanza, della Promessa, dell’Esodo, della Terra promessa o anche della Gerusalemme della fine dei tempi. Rafforzano l’impressione che la religione sia legata al sangue, alla terra e alla violenza.

Certo, dico questo in quanto cristiano. E in quanto cristiano, devo anche trattare il nostro passato con prudenza. Ma parlo così, obbligato dalla differenza essenziale – e quindi dal messaggio stesso – per il quale Gesù di Nazaret è morto sulla croce. Già a quell’epoca: un ebreo di Palestina, di 33 anni.

Johan Bonny
Vescovo di Anversa (Belgio)

Questa lettera aperta di mons. Bonny è stata pubblicata il 9 novembre 2023 sul sito ufficiale della Chiesa belga francofona (cathobel.bee sul portale web della Chiesa cattolica delle Fiandre (kerknet.be).
Traduzione: www.finesettimana.org

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