PERCHÉ NON HO VOTATO ALLE “PRIMARIE” DEL PD

Non erano “primarie” ma un’elezione diretta, e vincolavano l’elettore a scelte politiche incondizionate e future

Valerio Onida*

Da un certo punto di vista poteva essere giusto votare, per esprimere la nostra scelta sul candidato più adatto a guidare il PD, che resta il maggior partito del centro-sinistra. Se avessi votato avrei scelto Orlando, che in vista di una auspicabile rivitalizzazione del centro-sinistra era secondo me il migliore e forse l’unico candidato adatto.

Non ho votato, però, anzitutto perché era una consultazione ambigua. Le hanno chiamate primarie, ma in realtà si trattava dell’elezione diretta del segretario del PD. Secondo lo statuto del partito il segretario del partito sarebbe automaticamente il candidato Premier del PD (art. 3, comma1); e inoltre “qualora il Partito Democratico aderisca a primarie [queste sì, vere primarie] di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del segretario nazionale” (art. 18,  comma 8: e già si tratterebbe di due cose diverse). Renzi in particolare (ma solo lui fra i candidati alle cosiddette primarie di oggi) è assertore della necessaria coincidenza fra la carica di Premier e quella di segretario del PD. Ma questo presupposto è diventato del tutto aleatorio dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale; e con l’attuale assetto almeno tripolare, e anzi ormai tendenzialmente quadripolare  del sistema politico (destra antieuropeista e xenofoba di Salvini e Meloni; centro-destra tiepidamente europeista di Forza Italia e Alleanza Popolare; Movimento Cinque Stelle, incognita tendenzialmente antieuropeista; centrosinistra a sua volta diviso anche sul tema dell’Europa). In ogni caso l’idea che con le elezioni delle Camere si proceda a una sorta di elezione diretta del Premier è contraria alla logica del sistema parlamentare voluto dalla Costituzione e confermato nei due referendum costituzionali del 2006 e del 2016. E se in futuro avremo un Governo di coalizione presieduto da un esponente del centro sinistra, non è detto che esso debba essere necessariamente il segretario del PD.

C’è poi un altro motivo per cui non ho votato. Secondo lo statuto del PD gli elettori che votano alle cosiddette “primarie” accettano di essere iscritti in una lista pubblica di elettori del PD, e soprattutto dichiarano “di riconoscersi nella proposta politica del Partito” e di “sostenerlo alle elezioni” (art. 2, comma 3);  inoltre hanno il dovere di “favorire l’ampliamento dei consensi verso il partito negli ambienti sociali in cui sono inseriti” e di “sostenere lealmente i suoi candidati alle cariche istituzionali ai vari livelli” (art. 2, comma 6). Ora, votare, alle future elezioni politiche, per il PD e sostenere a tutti i livelli i suoi candidati, quali che essi siano, è un impegno che allo stato attuale non mi sentivo di prendere in tutta lealtà. Può essere che in futuro io voti PD (come ho fatto in passato) se questa scelta risulterà in quel momento, ovviamente secondo le mie valutazioni,  la migliore o almeno la meno peggio fra quelle effettivamente in campo; e può darsi che scelga i suoi candidati ai vari livelli se essi risulteranno, sempre secondo le mie valutazioni, i migliori in campo. Ma se non fosse così, e vi fossero scelte per me preferibili a quelle, le esprimerei col mio voto. Quindi non potevo prendere quell’impegno.

Si aggiunga che, sempre secondo lo statuto del PD, “ai fini dell’elezione, le candidature a segretario nazionale vengono presentate in collegamento con liste di candidati a componente dell’assemblea nazionale” (art. 9, comma 7): la quale assemblea, se nessuno dei tre candidati raggiunge il 50% dei voti degli elettori nelle cosiddette primarie, sarebbe chiamata ad eleggere il segretario. Ora, di questi candidati all’assemblea non si è praticamente sentito parlare: l’unica cosa che li caratterizzava era dunque di essere i “fedelissimi” di questo o quel candidato segretario. Ancora una volta il massimo della personalizzazione: e questo non mi piace.

* Ex presidente della Corte Costituzionale

Comments

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  • 03 Maggio, 2017at9:37 AM

    Capisco le obiezioni però una elezione è sempre un valore democratico. Ancora una volta l’idea che emerge per un non specialista è che da noi non va mai bene quello che decide diciamo “il sistema” ma ognuno ha il suo modo a cui è affezionato e al quale non rinuncia anche se fosse in vista di un danno generale (vedasi referendum).
    Non era invece da sostenere comunque una candidatura che promette apertura e riforma?

    • 06 Maggio, 2017at9:43 AM

      Non c’è nulla da sostenere “comunque”.

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