QUALI DANNI

6 Dicembre 2022 / edminxtrator / newsletter / 0 Comment

Newsletter n.281 del 2 novembre 2022

Cari amici,
la luna di miele è finita. Non si nega a nessun governo, in democrazia, anche se il meno desiderato, il meno amato, figurarsi se l’idillio doveva essere negato a una donna, tanto più a una donna che per la prima volta diventava la “signora Presidente del Consiglio”. Nella sua presentazione alle Camere  era piaciuta, per quel suo piglio tra popolaresco e familiare, gli occhi rivolti in su come a sfidare l’emiciclo, ma anche come prova di voler prendere sul serio e rispettare quel consesso, cioè la democrazia: un bell’atteggiamento, non come quello di Renzi, che quando andò a presentarsi al Senato, gli disse che quello era l’ultimo discorso di investitura che avrebbe ascoltato, perché lui l’avrebbe sciolto.
Ma poi sono venuti i primi provvedimenti: non leggi ma decreti legge, non decisioni, ma messaggi, non  premesse all’azione, ma elenco di omissioni: no alla condanna del fascismo, no all’all’obbligo vaccinale per i medici, no al tetto antievasione per l’uso del contante, no alla revoca del regalo sanguinoso di armi a Zelensky, il grande officiante dell’immolazione del suo popolo. E, di male in peggio, le briglie sciolte a Salvini, il blocco dei porti, i naufraghi meglio morti che salvati, le adunate annunziate e i raduni puniti, nuovi reati previsti ed espropri pecuniari  inflitti come multe per instaurare un controllo di polizia sulle manifestazioni del pensiero e l’esercizio dei diritti dei cittadini.
Dunque cambia il punto di vista sull’esordio del governo Meloni. All’inizio si trattava di guardare al passato, di vedere come si sarebbe affrancato dalle origini fasciste, come si sarebbe legittimato liberandosi dei cadaveri nell’armadio. Ma ora si tratta di guardare al futuro, di pensare a quali danni può produrre a lungo termine, a come potrà corrompere il pensiero comune, alterare la cultura del Paese.
Un disegno allarmante del mondo che verrà, se il modello del governo Meloni dovesse affermarsi come   programmatico e normativo per tutti, è venuto da un’analisi che il vecchio giornale della borghesia lombarda ha fatto della novità arrecata da questa nuova destra al potere. Dal combinato disposto di un articolo di Maurizio Ferrera e Danilo Taino sul “Corriere della Sera” risulta la “visione” che dal governo di Giorgia Meloni dovrebbe espandersi a rappresentare il nuovo “conservatorismo che serve” all’Europa e al mondo.   Un “europeismo conservatore” che richiami i valori della tradizione e una visione spirituale della vita, attento a conservare nel tempo le norme e i legami che fondano l’identità collettiva, contro le “rotture” promosse da ideologie rivali: quindi l’enfasi sulla famiglia, la nazione,  su una morale diffidente del nuovo e del diverso; “un effetto di sistema” nel privilegiare l’asse destra-sinistra rispetto alle altre contrapposizioni (verosimilmente a cominciare da quelle di classe); abbandono del sovranismo  pur se una visione conservatrice dell’integrazione europea sarebbe più attenta verso politiche di difesa e di controllo dell’immigrazione che verso la cultura o il welfare. Sul piano internazionale un  “Occidente globale” che, al di là di Europa e Stati Uniti  comprenda Giappone, Corea del Sud, Australia, Taiwan e si contrapponga alla Russia (“un fascismo vecchio ridicolmente camuffato da elezioni vinte sempre da Putin”)  e alla Cina (“Stato di diritto inesistente, dirigismo economico del Partito”): se queste due autocrazie dovessero affermarsi  “il mondo che conosciamo ne sarebbe sconvolto”, dice il giornale;  una realtà dunque che “le democrazie a libero mercato non possono spazzare sotto il tappeto”. Invece, magari per fare affari, come la Germania,  hanno voglia di non vedere i rischi posti da questi due “gemelli del totalitarismo” (dovrebbero piuttosto distruggerli?).
Un mondo da brivido. Perciò il governo Meloni dovrebbe essere fatto cadere e questo modello essere scongiurato il più presto possibile.
Nel sito pubblichiamo un articolo di Domenico Gallo sul rifiuto ucraino del negoziato per l’uscita dalla guerra.
Con i più cari saluti

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