Per amore di Israele

TRA MOSCHEA CHIESA E SINAGOGA

12 Aprile 2024 / Editore / Dice la Storia / 0 Comment

Una presentazione a Torino del libro “Gaza delle Genti”. Israele e la diaspora. Il problema è se lo Stato, come oggi è concepito, è l’unico modo dell’esistenza politica del popolo ebraico

Enrico Peyretti

Il cattolico Raniero La Valle, promotore con Michele Santoro della lista “Pace Terra Dignità”, ha presentato alla Moschea Taiba di Torino il suo libro sulla questione ebraica ed Israele, dal titolo “Gaza delle Genti”, edito dalla Bordeaux di Roma. Taiba è un altro nome per Medina, la città sacra del Profeta, e tale moschea è uno dei luoghi del dialogo cristiano-islamico che è in atto a Torino a partire dall’11 settembre dell’attacco alle Torri Gemelle.

Il libro fa presente come nelle diverse tradizioni religiose, a cominciare dall’Islam, si trovino mescolate la misericordia di Dio e la spada. Tutte le Scritture sacre hanno però bisogno di esegesi per distinguere l’essenziale del messaggio dalle vicende storiche violente in cui è stato trasmesso.  Il messaggio autentico, espresso in più forme e linguaggi, è che Dio è misericordia, e fu questa la replica che i Sapienti musulmani fecero al terrorismo di Al Baghdadi.   Come mai è avvenuta quella confusione? Essa è tributaria non solo del peso del male, ma di una razionalità malata.

Israele è uno Stato diverso dagli altri, che risulta di quattro realtà: il popolo, l’ordinamento giuridico, la terra, la fede messianica. Lo Stato è visto come realizzazione della promessa messianica, anche se nell’ebraismo ci sono due correnti: una attende la realizzazione non umana, ma solo ad opera di Dio, della promessa biblica, l’altra, prevalsa dopo secoli,  intende invece realizzare politicamente e anche militarmente la promessa. La Shoah è stato lo choc terribile, che imposto la seconda alternativa, invocata con la parola: mai più gli Ebrei deboli  e senza potere! Israele è sorto pertanto come Stato sovrano che riserva la piena cittadinanza ai soli Ebrei di Israele, su una terra che era abitata dai “nativi” palestinesi, in un rapporto di alternativa: o noi o loro. C’è stata però la resistenza palestinese, c’è stato il tentativo di pace sulla formula dei due popoli e due Stati, l’intesa tra tra Arafat e Rabin, accordo non realizzato: oggi 750.000 coloni aggressivi occupano la  Cisgiordania, che avrebbe dovuto essere palestinese.

Il vero problema da sciogliere è il groviglio religioso-politico-territoriale. Netanyahu non agisce da solo, rappresenta la politica di Israele. Il popolo ebreo della Diaspora non è responsabile di quanto accade, ma ora rischia seriamente di patire una reazione di antisemitismo.

La Valle ha scritto questo libro per amore di Israele, che sta rischiando il suicidio. Quale visione propone per il domani? L’unica soluzione, non irreale, ma politica, è la riconciliazione tra i due popoli. Ciò  comporta una distinzione, ma non una estraneità,  tra la fede ebraica e lo Stato, come vedeva Primo Levi, che poneva il centro dell’ebraismo, come spirito e cultura, nella Diaspora e non nello Stato.

Hamas è frutto del fallimento dell’idea di “due Stati per due popoli”. Anche Hamas, e il popolo palestinese, devono  convertirsi alla riconciliazione. C’è una terza via tra i due opposti genocidi: la misericordia tra i popoli. Dal male assoluto può venire la redenzione: non un miracolo atteso dall’alto, ma un’azione di cui gli uomini siano responsabili. Dunque un discorso politico.

Ci fu un errore politico nella nascita di Israele. Diceva Ben Gurion: impossibile l’accordo con gli arabi se non arrivano alla disperazione. Essi sono stati, sì, disperati, ma non abbastanza da accettare la situazione distruttiva per loro.

Israele è nato assumendo come costituzione dello Stato la Torah, la legge mosaica tramandata nella Bibbia. Il 19 luglio 2018, ad opera di Netanyahu, essa è stata tradotta in una “legge fondamentale” dello Stato, che proclama la riserva al popolo ebraico del diritto naturale, religioso, storico a quella terra, su cui si sostiene, in sede politica,  che non debba esistere altra sovranità “dal Giordano al mare.

Israele stesso deve perciò convertirsi. Non per una coercizione che venga dall’esterno, ma per un mutamento dall’intimo dello stesso spirito ebraico. Come uscì la cristianità dalla sua forma violenta? Per un processo interno alla tradizione del Vangelo. Come nacque la Costituzione italiana? Dal profondo cambiamento di coscienza del popolo nei confronti del fascismo che pur aveva accettato. L’imposizione dall’esterno non cambia la realtà umana. L’ebraismo, la sua tradizione, l’identità  del popolo d’Israele sono preziosi per tutti. Il problema è lo Stato, come oggi è concepito, come unico modo della sua esistenza politica. Il problema è se il messianismo biblico si ponga in competizione con le Genti, con gli altri popoli della Terra.

Lo Stato modello occidentale, di Hobbes, è un Leviatano, un “sovrano” che non riconosce nulla al di sopra di sé, e fa culminare il proprio diritto nel diritto di guerra. Ha una ideologia di competizione, di alternatività, di violenza. Lo Stato di Israele concepito così, diventa anch’esso una entità armata, un “Dio mortale”, come lo definiva Hobbes, un uomo artificiale, che non è secondo la fede di Israele. Una concezione dello Stato che ormai dovrebbe essere profondamente e da tutti convertita.

L’Onu è frutto del mondo com’è strutturato oggi. Istituita per la pace, la sua Carta condanna la guerra e anche la minaccia dell’uso della forza. Ma i cinque Paesi vincitori della seconda guerra mondiale condizionano ogni decisione col loro veto, di fatto possono impedire la pace.

Ed è proprio questa la grande riforma che ci attende.

Enrico Peyretti

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