L’offensiva israeliana

UN PIANO PER LA DEPORTAZIONE DEI PALESTINESI NEL SINAI

2 Novembre 2023 / Editore / Dicono i Fatti / 0 Comment

Sarebbe questo il punto d’arrivo dell’attuale operazione militare israeliana nella striscia di Gaza. Le ricadute economiche dell’operazione

Riccardo Gullo

Vale la pena segnalare quelle che sino a pochi giorni fa erano voci, ma che adesso trovano spazio crescente nella stampa internazionale: il piano israeliano per la deportazione degli abitanti di Gaza nel Sinai. L’Egitto è contrario, Israele sta esercitando pressioni su alcuni stati dell’Unione Europea e sugli Stati Uniti perché questi convincano il governo egiziano ad accogliere la proposta.

Riporto alcune notizie che filtrano in questi giorni dalla stampa israeliana. Il documento a cui si fa riferimento è stato emesso dal Ministero dell’Intelligence, presieduto dalla ministra Gila Gamliel, reca la data 13 ottobre 2023 e consta di 10 pagine. Era stato anticipato dal think tank Meshgav, istituto di destra guidato da Meir Ben Shabat, stretto collaboratore di Netanyahu. Dopo alcune reazioni negative il sito del Meshgav “www.izs.org.il” è stato momentaneamente sospeso.  Il documento è stato poi segnalato dalla testata israeliana online Calcalist, specializzata nel settore finanziario. Infine è stato pubblicato integralmente dalla rivista israeliana Mekomit. Ciò che segue va quindi preso con cautela come tutte le informazioni non ufficiali, spesso fatte filtrare come leak per sondare le varie reazioni a livello internazionale. Che però non si tratti di fake news lo si desume anche dagli articoli che lo citano, tra cui gli autorevoli “Times of Israel” e Haaretz. Si vedano in proposito https://www.timesofisrael.com/intelligence-ministry-concept-paper-proposes-transferring-gazans-to-egypts-sinai/ del 31 Ottobre e https://www.haaretz.com/israel-news/2023-10-30/ty-article/.premium/israeli-govt-document-suggests-possible-relocation-of-gazans-to-northern-sinai/0000018b-7ff6-d1da-a1bb-7ffe83ed0000 pubblicato il 30 Ottobre.

Seguono alcuni estratti del testo che viene fatto trapelare.

Il piano di trasferimento è articolato in 3 fasi: nella prima fase la popolazione di Gaza dovrà essere “sgombrata verso sud”, mentre gli attacchi dell’aviazione si concentreranno sulla parte settentrionale della Striscia. Nella seconda fase inizierà l’ingresso via terra a Gaza, che porterà all’occupazione dell’intera striscia, da nord a sud, e alla “pulizia dei bunker sotterranei dai combattenti di Hamas. [azioni in effetti già intraprese dopo la stesura del documento, ndR] Nello stesso momento in cui la Striscia di Gaza sarà occupata, i cittadini di Gaza si sposteranno in territorio egiziano, lasceranno la Striscia e non gli sarà permesso di ritornarvi permanentemente.
Nel documento si propone di promuovere una campagna dedicata ai cittadini di Gaza che “li motiverà ad accettare il piano” e li spingerà a rinunciare alle loro terre. “I messaggi dovrebbero incentrarsi sulla perdita della terra, cioè, far capire che non c’è più alcuna speranza di ritornare nei territori che Israele occuperà nel prossimo futuro, che sia vero o no… Non c’è altra scelta se non quella di trasferirvi in ​​un altro posto con l’aiuto dei vostri fratelli musulmani”. Il governo deve condurre una campagna pubblica che promuova il programma di trasferimenti nel mondo occidentale …, in cui la deportazione della popolazione da Gaza sarà presentata come una mossa umanitaria necessaria e riceverà il sostegno del mondo perché porterà a “meno vittime tra la popolazione civile rispetto al numero previsto di vittime”. Il documento afferma inoltre che gli Stati Uniti dovrebbero essere coinvolti in questa mossa in modo da esercitare pressioni sull’Egitto affinché accolga i residenti di Gaza, e per sfruttare altri paesi europei, e in particolare Grecia, Spagna e Canada, per aiutare ad assorbire e sistemare i rifugiati che saranno evacuati da Gaza.

Il documento presenta altre due alternative riguardanti i cittadini di Gaza all’indomani della guerra. Il primo è trasferire il governo dell’Autorità Palestinese a Gaza, il secondo è far crescere un altro governo arabo locale come alternativa a Hamas. Entrambe le alternative, si sostiene, non sono auspicabili dal punto di vista strategico e di sicurezza per lo Stato di Israele, e non forniranno un messaggio sufficientemente deterrente, soprattutto nei confronti di Hezbollah in Libano.

L’ultima alternativa, la formazione di una leadership araba locale che sostituisca Hamas, non è auspicabile perché non esistono movimenti locali di opposizione ad Hamas e la nuova leadership potrebbe essere più radicale. “Lo scenario probabile non è un cambiamento nella percezione ideologica, ma la creazione di nuovi movimenti islamici, forse ancora più radicali”.

Infine, si sostiene che se la popolazione di Gaza rimane nella Striscia, ci saranno “molti morti arabi” durante la prevista occupazione di Gaza, e questo danneggerà l’immagine internazionale di Israele ancor più della deportazione della popolazione. Per tutte queste ragioni, la raccomandazione del Ministero dell’Intelligence è di favorire il trasferimento permanente di tutti i cittadini da Gaza al Sinai.

Infine mi sembra che sia sfuggito sinora agli osservatori che il piano di “rilocare” i Palestinesi nel Sinai non è affatto nuovo, risale almeno al 2010. Si veda in proposito l’articolo https://www.timesofisrael.com/netanyahu-proposed-settling-palestinians-in-sinai-mubarak-says/ pubblicato dalla testata “The Times of Israel” il 30/11/2017. Il che non può non sollecitare interrogativi inquietanti su quanti e quali attori si sono mossi dietro le quinte in questi anni e quanti mantengono interessi inconfessabili a remare contro le soluzioni di pace e di equilibrio nel Medio Oriente.

Fermiamo la mattanza a Gaza, il lancio di razzi da Gaza verso Israele, la detenzione degli ostaggi e sopratutto l’odio tra i due popoli per una soluzione equa. Israele deve esistere con tutte le garanzie necessarie, i Palestinesi hanno il diritto all’autodeterminazione e a non subire altri esili.

 

Riccardo Gullo

 

Aggiungiamo un documento di fonte israeliana sugli aspetti economici dell’operazione sopra riferita:

Comprare Gaza e mandare i Palestinesi nel deserto

Attualmente esiste un’opportunità unica e rara per evacuare l’intera Striscia di Gaza in coordinamento con il governo egiziano.

Questo documento presenterà un piano sostenibile con un’elevata fattibilità economica, che ben si allinea con gli interessi economici e geopolitici dello Stato di Israele, dell’Egitto, degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita. Una sintesi di un piano immediato, realistico e sostenibile per il reinsediamento umanitario e riabilitazione della comunità della popolazione araba nella Striscia di Gaza.

Nel 2017, è stato riferito che ci sono circa 10 milioni di unità abitative sfitte in Egitto, di cui circa la metà sono costruite e l’altra metà sono in costruzione. Ad esempio, nelle due più grandi città satelliti del Cairo, “Il 6 ottobre” e “Il 10 di Ramadan”, c’è un’enorme quantità di appartamenti costruiti e vuoti di proprietà del governo e di privati e aree edificabili sufficienti ad ospitare circa 6 milioni di abitanti. La maggior parte della popolazione locale non riesce ad acquistare gli appartamenti nonostante il loro prezzo molto basso (solo tra 150 e 300 dollari al metro quadrato). Anche se lo stock di appartamenti vuoti cambia nel tempo, sembra rimanere molto grande e disponibile per essere abitato da tutta la popolazione di Gaza.

Il costo medio di un appartamento di 3 locali con una superficie di 95 metri quadrati per una famiglia media di Gaza composta da 5,14 persone in una delle due città sopra indicate è di circa 19.000 dollari, Tenendo conto dell’estensione attualmente conosciuta dell’intera popolazione. vivono nella Striscia di Gaza circa 1,4-2,2 milioni di persone, si può stimare che l’importo totale che sarà necessario trasferire all’Egitto per finanziare questi progetti sia dell’ordine di 5-8 miliardi di dollari. l’importo riflette un valore compreso solo tra l’1% e l’1,5% del PIL dello Stato di Israele e può essere facilmente finanziato dallo Stato di Israele, anche senza alcun aiuto internazionale.

L’immissione di uno stimolo immediato di questa portata nell’economia egiziana fornirebbe un beneficio enorme e immediato al regime di Al-Sisi. Queste somme di denaro, in rapporto all’economia israeliana, sono minime. Se questo aiuta a convincere l’Egitto, è anche possibile raddoppiarle, triplicarle e addirittura quadruplicarle per risolvere la questione della Striscia di Gaza, che da anni rappresenta un ostacolo alla pace, alla sicurezza e alla stabilità non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in tutto il mondo: investire dollari (anche se si tratta di 20 o 30 miliardi di dollari) per risolvere questo difficile problema è una soluzione innovativa, economica e sostenibile. In questo contesto, è opportuno ricordare che lo Stato di Israele ha speso circa 200 miliardi di shekel in meno di un anno per curare l’epidemia di Coronavirus. Non c’è motivo di ritenere che non saremo in grado di permetterci un pagamento immediato di 20-30 miliardi di shekel, che è fondamentalmente una sorta di pagamento per l’acquisto della Striscia di Gaza e a cui possiamo comunque aggiungere molto valore nel tempo, dato che si tratta effettivamente di un investimento molto utile per lo Stato di Israele. Le condizioni del territorio di Gaza, simili a quelle dell’area di Gush Dan, consentiranno in futuro alloggi di alta qualità per molti cittadini israeliani e di fatto espanderanno l’area di Gush Dan fino al confine con l’Egitto. Darà anche un enorme impulso agli insediamenti nel Negev.

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