UN SOGNO PER GERUSALEMME

Newsletter n.333 del 7 marzo 2024

 

UN SOGNO PER GERUSALEMME

 

Cari amici,

Mentre la prospettiva non felice che si apre per gli Stati Uniti  e per il mondo è di un’alternativa tra una nuova presidenza Biden e una nuova presidenza Trump, continua a incrudelirsi la guerra di Gaza. Gli Stati Uniti hanno chiesto che si stabilisca un “cessate il fuoco” di sei settimane. Sono preoccupati per il discredito che ricade su Israele e più ancora per la penalità elettorale che ne deriva per Biden: comincia il Ramadan, e se Israele dovesse ostacolare l’imponente pellegrinaggio arabo annunciato verso la moschea Al Aqsa sulla Spianata del tempio a Gerusalemme, ne potrebbe nascere una nuova carneficina. Hamas da parte sua ha detto di essere pronta alla tregua e di essere disposta a restituire gli ostaggi, ma chiede che il “cessate il fuoco” sia permanente, che l’esercito invasore si ritiri da Gaza, e siano liberati importanti detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, a cominciare da Marwan Barghuti, il leader della seconda Intifada, che fu partecipe del processo di pace promosso da Arafat. E che cosa potrebbe chiedere di meno? Ma per  Netanyahu non se ne parla nemmeno, e intanto lo Stato di Israele ha approvato la costruzione di 35000 nuovi alloggi in Cisgiordania, per rendere impossibile la soluzione dei due popoli in due Stati, quello palestinese non avendo più nemmeno la terra in cui essere stabilito. Intanto il ministro degli esteri inglese David Cameron, ricevendo il ministro israeliano della difesa, Benny Gantz (sconfessato peraltro da Netanyahu) ha detto che la Gran Bretagna è “profondamente preoccupata” per la prospettiva di un’offensiva israeliana su Rafah”, e ha rivelato di aver fatto “ancora una volta pressione su Israele perché facesse aumentare il flusso degli aiuti umanitari a Gaza”, senza però vedere “miglioramenti sul campo”, aggiungendo solennemente: “Questo deve cambiare”.

Ma questo purtroppo non può cambiare se non si rovescia la pedagogia della violenza. Per il conflitto tra Israele e il popolo palestinese l’unica via d’uscita possibile è, con il “cessate il fuoco”, l’avvio di un processo di riconciliazione tra israeliani e palestinesi, e il loro convivere in un unico Stato, che passi attraverso una distinzione tra lo Stato di Israele e gli Ebrei della Diaspora, e una profonda conversione della figura di tale Stato. Esso non deve perdere la sua ispirazione ebraica, ma anzi restaurarla, sviluppando quella di Isaia, non quella di Giosuè, così come la cristianità è uscita dal regime costantiniano e carolingio per abbracciare la misericordia e il servizio (“lavare i piedi all’Europa”!, come dice papa Francesco). Così Israele potrebbe trasformarsi davvero in una vera democrazia del Medio Oriente: uno Stato pluralistico, multietnico e garante delle libertà religiose. E allora si potrebbe perfino concepire il sogno che a Gerusalemme, magari in un piccolo spazio extraterritoriale tra la Spianata delle Moschee, il Muro del Pianto e la Basilica del Santo Sepolcro, si stabilisca un centro di comunione e di irradiazione di ebraismo, cristianesimo e Islam, le tre religioni dell’unico Dio.

Su questo sogno vi trasmettiamo questa conversazione tra Michele Santoro e Raniero La Valle.

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