Newsletter n. 72 del 7 marzo

7 Marzo 2018 / Editore / newsletter / 1 Comment

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  • Marzo 08, 2018at12:16 PM

    Da Paolo Maddalena:
    Carissimo Raniero, trovo questo tuo scritto, come al solito, molto illuminante. Il problema di fondo, a me sembra, è che lo strapotere delle multinazionali e della finanza (globalizzate) si è giovato anche del determinante appoggio dei governi di sinistra che l’hanno favorito a scapito degli interessi italiani con le “privatizzazioni, le liberalizzazioni e le svendite”. Globalizzandosi, la finanza è diventata inattaccabile (una mano invisibile), facendo venir meno la funzione della sinistra, che era quella di far valere il valore del lavoro contro il profitto dell’impresa. Ora a chi può rivolgersi la sinistra? Non ci sono più le grandi fabbriche italiane, come la Fiat. Ci sono le multinazionali e le banche e la sinistra non ha nessun potere contrattuale nei loro confronti e preferisce asservirsi ad esse. Alcuni nuovi PD, come Calenda, pensano di far rinascere il PD “privatizzando” ancora quei pochi beni italiani che restano, privatizzando cioè le fonti di produzione della ricchezza nazionale, che inevitabilmente vanno all’estero, e favorendo così ancora una volta le multinazionali e le banche. Questo è il pensiero della destra e di Forza Italia in particolare. E’ un discorso all’inverso, che non conosce la cause della crisi. Occorre, a mio avviso, far capire ai nuovi eletti che il problema sta proprio nell’aver “privatizzato” le nostre fonti di produzione e di occupazione dei lavoratori, di aver favorito la delocalizzazione all’estero delle nostre imprese, di aver reso alienabili i demani, di aver svenduto alle potenze straniere (specie francesi, inglesi e tedesche) le nostre stesse possibilità di lavoro e di produzione. Occorre, dunque, far ritornare nel pubblico, quello che, secondo la Costituzione, non poteva passare nel privato (i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio). Occorre che, contro i Trattati, il nostro Stato ridiventi “protagonista” dell’economia, offrendo lavoro a tutti, senza svendere le rotte, le linee ferroviarie e marittime, interi territori e così via dicendo. I nostri governanti devono sapere che ci aspetta un periodo di dura ricostruzione e che soltanto in seguito potremo parlare dell’Italia come di uno Stato in deroga, come era la Gran bretagna prima della Brexit, e svolgere in Europa un’azione di forza per la costituzione di uno stato federale, senza restare succubi di una assurda politica che mira solo all’aspetto contabilistico del bilancio, e nella imbarazzante condizione di vederci approvare da Junker i nostri bilanci di previsione. Un grande abbraccio. Paolo Maddalena