Una poesia per sperare

VENITE A VEDERE LA STRISCIA DI GAZA

“Venite e portate del cibo che si muore di fame, portate dell’acqua che si muore di sete, portate coperte che si muore di freddo. Venite a fermare l’impietoso massacro spegnete le fiamme e i brutali bagliori di morte”

Giovanni Mereu

VENITE A VEDERE LA STRISCIA DI GAZA

Venite a vedere la Striscia di Gaza
Venite a vedere l’agonia della Striscia di Gaza
ch’è stata lasciata da sola
adagiata sul bordo di un mare interdetto
un orlo ristretto di case ammucchiate
un piccolo lembo bruciato dal sole
una scheggia, un brandello di mondo
un immenso serraglio racchiuso da muri e fili spinati
sorvegliato dal mare, da terra e dal cielo
una piccola zattera in balia dei marosi.
Guarda altrove la Storia distratta.
Venite a vedere la Striscia di Gaza che brucia
scenario mostruoso di fumi e macerie
devastato da violenza brutale di novella barbarie
venite a vedere l’inferno e l’apocalisse
la strage degli innocenti e dei reporter di neonati
o ancora nel ventre materno di donne,
ragazzi, uomini, anziani ammazzati a migliaia
venite a vedere i feriti, a migliaia
venite a vedere l’atroce massacro di un popolo in fuga
a cui han strappato l’anima e le proprie radici
ucciso da fame, da sete e senza rifugio
ucciso da crudeltà inaudita di bombe incessanti
che riempiono l’aria di morte e di fuoco
venite a vedere un popolo in fuga
che si aggrappa con forza alla vita.
Venite a vedere la Striscia di Gaza che muore
la città rasa al suolo è un’immensa rovina
le ambulanze bruciate, gli ospedali distrutti
le scuole abbattute, i mercati un ammasso di pietre
sbriciolati i luoghi di culto, divenuti crateri
solo miseri scheletri le case di poveri cristi
venite, venite a vedere il sangue nelle fosse comuni
venite, venite a guardare il sangue
nelle strade sommerse di rottami e detriti
venite, venite a osservare il sangue
sui mattoni sbreccati e le pietre aguzze
che intralciano il passo fuggiasco.
Venite a vedere nella Striscia di Gaza distrutta
le macerie della basca Guernica
le rovine di Dresda sull’Elba
la distruzione di Stalingrado sul Volga
l’annientamento d’Hiroshima nell’isola Honshu
l’ecatombe di Nagasaki nella baia di Kyūshū
le stragi di Chabra e Chatila.

Venite, venite a vedere
il brutale massacro di un popolo
venite a vedere l’inferno e l’apocalisse nella Striscia di Gaza
ch’è stata lasciata da sola e che muore
nel frastuono incessante di pioggia di spari e di bombe.
Venite e portate del cibo che si muore di fame
portate dell’acqua che si muore di sete
portate coperte che si muore di freddo
portate i sudari per le sepolture
portate ospedali da campo e lettighe
portate le garze e le bende per curare i feriti
portate le scuole coi libri, i quaderni e le penne
portate le tende per offrire un riparo precario
portate le lacrime che qui non ce n’è
portate un umano sorriso che qui non ce n’è
portate conforto ai sopravvissuti
portate le piante di melograno, di agrumi e di olivi
portate i vitigni e le palme di datteri
portate le spighe di grano, i fiori e le api
portate la vita, la vita da tempo fuggita
portate l’umana speranza da tempo svanita
portate di nuovo il sole e le stelle nel cielo
venite, venite e portate la pace.
Venite poeti e scrittori nella Striscia di Gaza
artisti di danza e del canto
musicisti con mille strumenti
venite pittori, scultori, operai e braccianti
venite scienziati e filosofi
armati soltanto d’umana sapienza
e di fare artigiano creativo
venite, venite a fermare l’impietoso massacro
spegnete le fiamme e i brutali bagliori di morte
disarmate e spezzate le armi
smontate le mine e le bombe
venite, venite a portare l’umana quiete
venite, venite a portare la vita
venite, venite a portare la pace.

Gaza, 20 gennaio 2024

Gianni Mereu

Comments

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  • Aprile 04, 2024at4:48 AM

    una poesia belissima per il più orribile Massacro del secolo xx!.
    Grazie mille per aver toccato il profondo della mia anima!
    Povero popolo palestinese, dimenticato da tutti gli dei…

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